Parliamo d’alberi – di Giorgio Strehler

Penso che non ci possa essere un testo migliore per iniziare al meglio il nuovo anno. Quello che segue è un testo dell’indimenticabile Giorgio Strehler, su segnalazione della dott.ssa Stella Casiraghi che ringrazio pubblicamente. Tutto ciò è solo un nuovo inizio, non solo del 2018. Buona lettura. Alberto

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/12/25/cultura/ecco-perch-essenziale-oggi-parlare-dalberi-IGbJWKaJEfRsUP5x6G1iaM/pagina.html


Parliamo degli alberi

È utile, è giusto, è storico preoccuparsi tanto del Teatro, oggi, di fronte ai gravi problemi che scuotono la nostra società? Non esistono, forse, situazioni più angosciose, più urgenti, alle quali rivolgere le nostre forze? «Viviamo in tempi oscuri – diceva Brecht – in cui parlare d’alberi pare quasi un delitto!».

E noi parliamo d’alberi. Noi parliamo di Cultura. Perché siamo convinti che proprio oggi uno degli unici modi per opporsi alla barbarie che è tra noi consiste nel considerare la Cultura come elemento concreto, costante e non superfluo della vita, la forza attiva e folgorante dell’essere e dell’agire, la Cultura, come premessa della nostra civiltà e che il Teatro, fragile invenzione che a ogni istante si disperde come l’alba discioglie i fantasmi della notte di Amleto, è gloria dell’Uomo, è espressione del suo stesso esistere.

Sì, io credo che si debba parlare degli alberi e lottare per essi, se occorre. E che sia necessario avere una luce che ci guidi in tanto oscuro contemporaneo, affermando la necessità dell’Arte nella vita dell’Uomo per la sua stessa sopravvivenza […]

Sempre opera creativa

Non siamo molti a fare Teatro, oggi! Il Teatro è un mondo piccolo ma complesso, fatto di tante ombre e tante luci, dove risuonano tante voci, e richiede per essere guidato idee chiare, semplici ma non semplicistiche, attitudini ferme e, al tempo stesso, delicate e amorevoli. Soprattutto, richiede buon senso. E non sopporta, a pena di distruggersi, di essere sospinto – come è stato – in un vertiginoso turbine di teatralità senza limite né scopo. Occorre, in senso generale, affermare che il «prodotto artistico» (e già questa parola «prodotto» mi suona sgradevole. Un quadro è un «prodotto artistico»? Lo è una poesia?) si raffigura in ogni caso come «un’opera creativa», perfino al di là delle sue «qualità» puramente estetiche.

Per essa il riferimento economico che non può e non deve essere ignorato, non può e non deve nemmeno essere l’indice più fondato di valore, in una generica valutazione di costi-ricavi, se non si vuole, davvero, aiutare la vita umana a divenire soltanto un sempre più freddo e solitario trascorrere del tempo e il Teatro un sempre più desueto rituale, privo di ragioni sociali e di valori di poesia.

È dunque necessario tracciare per il Teatro di Prosa Italiano dopo tanti anni di leggi eluse, un quadro capace di garantire la continuità del lavoro teatrale nella Società, con un’unica preoccupazione di fondo: far ritrovare al Teatro la sua ragione di esistere ancora nella vita di un popolo, tra tante tempeste e tante contraddizioni.

Perché non sarebbe realistico non vedere che il Teatro di Prosa in tutto il mondo deve fare oggi i conti con enormi trasformazioni dei sistemi di produrre cultura e non provare un brivido di sgomento, constatando che il «prodotto culturale» e quello teatrale in particolare, stanno sempre più perdendo i loro connotati umani, davanti al gigantesco estendersi dei divoranti mezzi di comunicazione di massa.

In questo panorama desolato d’oltre mondo, io dico che il Teatro non deve subire questa realtà come una corsa già perduta in partenza ma che invece deve contrapporsi con rigore, con coscienza di sé, anche se i suoi mezzi e le sue avventure sono labili per natura e irripetibili, esaltando la «sua» verità che è quella di essere fatto come è e come ineluttabilmente deve: lampo di un attimo che però perdura, quando è un lampo dell’anima, nella memoria del tempo.

Giorgio Strehler

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/12/25/cultura/ecco-perch-essenziale-oggi-parlare-dalberi-IGbJWKaJEfRsUP5x6G1iaM/pagina.html

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