Ciò che pulsa sotto la superficie. Segni, sogni e stratificazioni di Luigi Profeta
Mostra personale a Casa Matteo Franca Pezzoli Arte Contemporanea dall’11 aprile – 24 maggio 2026
Inaugurazione: sabato 11 aprile 2026, ore 17
Presentazione a cura di Alberto Moioli, critico d’arte e Dir Ed. Enciclopedia d’Arte Italiana
2 maggio 2026, ore 17 – Serata “Poesia” a cura di Claudio Dal Pozzo
Testo critico di Alberto Moioli
Nelle profondità dell’essere,
dove le parole non arrivano,
l’immagine parla.
Oggi pensavo, “che grande privilegio conoscere, studiare e osservare le opere di Luigi Profeta”. L’evoluzione espressiva di Luigi Profeta nel tempo è sinceramente un’esperienza molto profonda, quella che appartiene a chi sceglie di stare accanto a un artista non soltanto nei momenti dell’esposizione e del risultato, ma nel respiro lungo della ricerca, nel travaglio silenzioso che precede ogni opera e che continua, inquieto, ben oltre il momento in cui il pennello si ferma. È una fedeltà che ripaga, perché con Profeta, lo scandire della nascita delle sue opere coincide con un momento di crescita e per certi versi con momenti tormentati.
Questa nuova serie di lavori, Tracce, Pensieri celati, Primitivo, Mi libero da ogni condizionamento, Il prezzo della libertà è la consapevolezza, Preservo la mia luce, Sinapsi, e altri, segna un passaggio che appartiene ad una svolta significativa, benché coerente con tutto ciò che è venuto prima. La novità più immediata, quella che colpisce già a un primo sguardo, è cromatica. Arancio solare e vibrante in Pensieri celati, rosso che brucia e preme come magma trattenuto in Mi libero da ogni condizionamento, turchese profondo e malinconico in Preservo la mia luce. Luigi sembra aver aperto una finestra che teneva socchiusa, lasciando entrare una luce più intensa, quasi scomoda ma estremamente affascinante.

Che enorme errore sarebbe fermarsi ad osservare la superficie delle sue opere, perché in nelle creazioni di Luigi Profeta tutto ciò che appare è l’esito di un processo che si svolge altrove, in quella zona che Jung definiva l’inconscio, quel serbatoio di immagini primarie, archetipi, memorie sedimentate che l’artista non inventa ma ritrova dentro a sé stesso, come si ritrova qualcosa di antico sotto molti strati di polvere. D’altronde l’artista conosce Jung, lo ha frequentato attraverso i moltissimi libri letti, divorati. Tempo fa, mi raccontava oggi al telefono, ha dedicato a Jung e Freud, padri del suo pensiero profondo, e al loro confronto con il primitivo, un’intera mostra personale dal titolo Totem e Tab. Luigi sa molto bene che il gesto che crea arte non è mai innocente, lui sa che nulla accade per caso nella vita come sulla tela, che ogni segno è il risultato di qualcosa che proviene da molto lontano, da più in profondità di quanto la coscienza possa raggiungere da sola.
Ed è qui che mi viene d’istinto pensare a Jacques Lacan, perché come lui credo che ciò che vediamo nelle opere di questa serie è la rappresentazione della struttura linguistica del suo inconscio. Guardando i segni ricorrenti di Luigi Profeta, quelle forme ovoidali che tornano come ideogrammi personali lasciano trasparire una nuova ricerca di un segno, un simbolo che ritorna anche lui non certo per caso. Sono segni che rappresentano forse “l’attesa: una tensione sospesa in cui il soggetto si trova tra ciò che è stato e ciò che non è ancora. L’attesa come condizione esistenziale, come spazio intermedio in cui il desiderio trova la sua forma più autentica.”
La stratificazione, che è tecnica e al tempo stesso metafora, è il cuore del metodo di Profeta. Velature che coprono e rivelano, strati che proteggono e preservano ciò che giace sotto, tenendolo vivo nella penombra. In Sinapsi, il grande formato che apre questa serie come una dichiarazione programmatica, le connessioni tra i segni sembrano neuronali, organiche, necessarie: c’è qualcosa che comunica con qualcosa d’altro, attraverso membrane di colore che filtrano e selezionano. È la metafora della memoria stessa, di quella Nachträglichkeit freudiana, la riscrittura del passato alla luce del presente, che Lacan riprende e sviluppa nei suoi studi più recenti.

Il tempo è un tema che Profeta porta dentro con un’onestà disarmante. Lo scorrere del tempo è qualcosa che l’artista avverte con resistenza, sentendosi attratto verso un altrove rispetto alla ciclicità, alla scansione temporale che misura e giudica. Quella tensione è il tentativo di abitare un mondo che esiste nella sua anima, il tempo dell’opera, che rappresenta contemporaneamente l’istante e l’eternità e in tutto ciò io ci ritrovo una poeticità straordinaria, un invito a riflettere su di noi. I suoi ritmi, quei segni ripetuti che scandiscono le superfici come un battito d’ali, sono la forma visibile di questa contraddizione vissuta: il tempo che ritorna, che insiste e che chiede sempre di essere attraversato di nuovo.
Preservo la mia luce è forse il dipinto più intimamente lirico di questa serie. Il turchese che avvolge tutto, quella luce fredda e insieme marina che ricorda certi cieli del nord o certe acque profonde, custodisce al centro un nucleo caldo, arancio, quasi incandescente: una brace che resiste, che arde. Luigi Profeta si affida alla pittura, e la pittura risponde con un’espressione che va oltre le parole.
Seguire Luigi Profeta nel tempo significa avere accesso a qualcosa di sempre più raro nel panorama dell’arte contemporanea: una ricerca che procede con la lentezza necessaria di chi scava in profondità, fedele soltanto alla propria visione, che trova nella propria inquietudine, quella di un uomo di straordinaria bontà e onestà intellettuale, la fonte prima della propria vitalità creativa. Queste opere sono contaminate dai suoi sogni, dai suoi incubi, da quella presenza dell’acqua che ritorna come un elemento primordiale, come il liquido amniotico di una creatività generativa.
È per questo che tornare a queste tele, e a quelle che verranno, è ogni volta un inizio.
Queste opere trovano la loro casa naturale negli spazi della Casa Matteo Franca Pezzoli Arte Contemporanea, galleria che da anni esercita una delle funzioni più preziose e rare nel sistema dell’arte: quella di scegliere con lentezza, di accompagnare gli artisti nel tempo, di offrire al pubblico esperienze da attraversare. Velature e Stratificazioni. Sincronia dell’invisibile è un titolo che appartiene già alla storia di questo luogo e che dice, con la stessa passione con cui Profeta dipinge, tutto ciò che questa mostra chiede allo spettatore, fermarsi e lasciarsi contagiare da ciò che pulsa sotto la superficie. Perché è lì, nell’invisibile, che Luigi Profeta ha sempre abitato.
Alberto Moioli, febbraio 2026
per saperne di più: www.luigiprofeta.com
oppure: LINK http://www.albertomoioli.it/2025/04/06/la-poesia-della-carta-di-luigi-profeta/

