In un tempo segnato da conflitti e frammentazioni, dove anche nella cronaca quotidiana a vincere è il linguaggio della divisione, un certo tipo d’arte ha ancora la forza di proporre visioni di armonia e futuro. È il caso di “The Sun Town” (2007), monumentale scultura dell’artista Luciana Matalon, collocata nella città israeliana di Netanya, che si erge come simbolo di memoria e luce. Parlare di bellezza in Israele di questi tempi è forse un ossimoro ma l’opera di Luciana Matalon si erge nel mezzo di una piazza, intitolata alla memoria del marito, Beniamino Matalon, proprio di fronte al Mediterraneo come idea di resistenza alle brutture della guerra.
Quest’opera è più di una costruzione plastica è un atto poetico e universale, tipico dell’artista, nato da un gesto profondamente umano: l’amore e la memoria. Qui, dove ogni giorno risuonano le sirene e le persone corrono abitualmente a nascondersi nei bunker, la materia diventa pensiero e la forma dell’opera parla il linguaggio del silenzio e della riflessione.
Luciana Matalon, artista milanese e cittadina del mondo, ha sempre concepito l’arte come strumento per unire la dimensione interiore alla realtà esterna, il terreno con il divino. Sun Town rappresenta pienamente questa visione. Composta da dischi metallici che si intersecano in un movimento ascensionale, l’opera simboleggia la tensione verso la luce, verso la spiritualità, verso la comprensione. Ogni elemento dell’opera scultorea si offre allo sguardo come spazio vivo, attraversato dal tempo e dalla luce naturale.
Il disco, scomposto in sezioni e attraversato da aperture, accoglie la luce e il vento, generando un’esperienza immersiva che varia con le stagioni. In alto, il profilo di una città, poetica e idealizzata, è un pensiero architettonico sospeso. È un linguaggio che Matalon esplora anche in Italia, dove sei anni dopo, nel 2013, realizzerà a Rozzano, vicino a Milano, la scultura monumentale Città Sole: opera sorella per concezione e forza espressiva, vincitrice del concorso pubblico per la città con uno sviluppo di 21 metri, per un’altezza complessiva di 12,5 metri.
Nel contesto della città di Netanya, questa presenza assume una valenza ancora più significativa. È un’opera che ha l’intento di unire, di creare ponti tra popoli e generazioni, lontana da ogni retorica, Sun Town ci invita al raccoglimento, all’ascolto, alla costruzione di un’identità collettiva fondata sulla bellezza e sul rispetto.
Oggi, l’anima di Luciana Matalon vive e si respira nella Fondazione Luciana Matalon a Milano, un luogo straordinario in cui la sua presenza si manifesta attraverso una collezione intensa e profonda, gestita con passione e rigore dal presidente Nello Taietti e da uno staff competente e sensibile. E mentre la bellezza delle sue opere continua a dialogare con il pubblico nel cuore di Milano, in questi mesi Luciana Matalon è anche protagonista a Zavattarello, definito uno dei borghi più belli d’Italia, un luogo in cui l’arte incontra il paesaggio dell’Oltrepò pavese in una perfetta armonia di natura, luce, storia e pensiero.

Per saperne di più visitate il sito della Fondazione Luciana Matalon
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