Ho la fortuna di conoscere da diverso tempo Davide Mengacci, ed oggi lo ritrovo con vero piacere in occasione della sua mostra antologica a San Felice sul Panaro (Mo).
un evento per il quale ho scritto un testo critico che ripropongo di seguito.
Davide Mengacci, un fotografo prestato alla televisione
Sessant’anni di fedeltà a un linguaggio rappresentano un vero valore nel panorama della fotografia contemporanea. Davide Mengacci ha attraversato più di mezzo secolo con l’obiettivo sempre rivolto alla vita, alla piccola e grande umanità, alla bellezza nascosta nei dettagli del quotidiano. Questa mostra antologica offre l’occasione per riflettere su una coerenza estetica che si è fatta metodo, su una ricerca che ha saputo evolvere mantenendo integra la propria identità espressiva.
La formazione di Davide Mengacci affonda le radici negli anni Sessanta, quando le immagini di Robert Doisneau e Henri Cartier-Bresson alimentano in lui quella particolare sensibilità per la fotografia di strada che diventerà in breve la sua cifra distintiva. Gli incontri con Ugo Mulas prima, con Gianni Berengo Gardin e Giovanni Gastel poi, rinforzano in lui un approccio all’espressione fotografica che fonde il suo estro creativo con il rigore compositivo. La collaborazione con Il Giorno e La Repubblica, i reportage per Qui Touring, temprano ulteriormente uno sguardo che nel tempo si è fatto sempre più capace di cogliere l’essenza narrativa dell’istante inquadrato.
La fotografia di strada di Davide Mengacci si distingue per la capacità di saper trasformare l’osservazione in autentica partecipazione emotiva. Ogni suo scatto porta in sé affetto e ironia, due qualità che da sole bastano a definire la maturità di uno sguardo attento. Affetto perché ogni soggetto viene accolto con rispetto e interesse autentico. Ironia perché l’intelligenza del fotografo sa cogliere l’inatteso, il paradossale, quel particolare che rivela la complessità del reale. Questa duplice attitudine eleva la sua pratica fotografica oltre la documentazione, oltre l’esercizio estetico: ogni scatto riesce ad essere una riflessione sulla condizione umana e sulla poesia nascosta nell’apparente semplicità.
Le quarantatré immagini di questa Mostra si articolano in tre sezioni che testimoniano l’evoluzione di una ricerca coerente e appassionata.
“ISTANTI” raccoglie la produzione dal 1967 al 2018 e rappresenta il nucleo fondativo del lavoro di Mengacci. Qui assistiamo al passaggio dalle prime fotografie ispirate dal neorealismo francese verso una dimensione dove l’ironia diventa progressivamente cifra espressiva distintiva. Il 2013 segna uno snodo cruciale: il colore si sostituisce al bianco e nero, trasforma la percezione emotiva dell’immagine, apre a nuove opportunità narrative. Questo passaggio conferma la vitalità di una ricerca che ha la capacità di rinnovarsi mantenendo inalterata la propria identità creativa.
“PERSONE” presenta quattordici ritratti realizzati tra il 1970 e il 2015. Gianni Berengo Gardin colto nella sua casa milanese, Giovanni Gastel, Giorgio Faletti, Alda D’Eusanio e altri personaggi molto noti: ogni ritratto supera la dimensione celebrativa per restituire l’essenza umana del soggetto perché è il risultato della sensibilità e dell’empatia con la quale Davide Mengacci vede il soggetto. I primi ritratti agli artisti Giuseppe Migneco e Vincenzo Andolina rivelano l’influenza profonda di Ugo Mulas, la sua pratica di fotografare gli artisti nei loro ambienti. Anche in questa sezione il 2013 introduce il colore, che diventa strumento per restituire con maggiore intensità la complessità interiore dei volti ritratti.
ALLEGORIE conclude il percorso espositivo con nove scatti che rappresentano l’evoluzione più recente della ricerca di Mengacci che in sessant’anni di attività non si è mai fermata . Qui la cifra ironica si sposta dalla strada allo studio, dall’istante rubato alla composizione pensata. Con le nature morte allegoriche, avviate nel 2023 l’ironia fotografica di Mengacci si collega al territorio più ampio dell’arte contemporanea. Da Arcimboldo in avanti, l’uso sapiente dell’oggetto in chiave ironica ha attraversato secoli di Storia dell’Arte, diventando strumento per suggerire interpretazioni più profonde dietro la leggerezza del gioco compositivo.
Alberto Moioli
BIO – Davide Mengacci, fotografo
Notissimo come conduttore televisivo di numerosi programmi per le Reti Mediaset (Candid Camera Show, Scene da un Matrimonio, Perdonami, La Domenica del Villaggio, Fornelli d’Italia, Ricette di Famiglia per citare soltanto i principali), Davide Mengacci è prima ancora fotografo. L’attitudine alla fotografia nasce in lui negli anni ’60, affascinato dalle immagini di Robert Doisneau, Henri Cartier Bresson, e dalla frequentazione personale con Ugo Mulas prima e con Gianni Berengo Gardin e Giovanni Gastel poi. Per alcuni anni ha collaborato come fotografo di cronaca alle pagine milanesi de Il Giorno e de La Repubblica e con servizi di reportage geografico per Qui Touring il mensile del Touring Club Italiano. Mengacci fotografa dal 1967 e ciò che più attrae il suo obiettivo è la piccola umanità cittadina osservata con partecipazione, affetto e ironia che gli permettono di realizzare una convincente “fotografia di strada” con una concentrazione e una applicazione che non si limitano all’esercizio estetico dell’immagine ma declinano un’attenta e appassionata osservazione della vita. Dal 2013 le sue istantanee e i suoi ritratti sono diventati a colori e dal 2023 si dedica anche allo still-life unendo la ricerca formale all’interpretazione ironica delle situazioni che allestisce. Con le sue fotografie Davide Mengacci ha pubblicato 8 libri ed esposto in 15 mostre personali in diverse città d’Italia. E’ nato a Milano l’8 Settembre 1948.

