2016 – Luca Bonfanti

“L’ultima cena”

“L’ultima cena” di Luca Bonfanti è un capolavoro concettuale di grande rilievo nel panorama artistico contemporaneo. L’artista ha la straordinaria capacità di trasferire sulla tela le proprie libere considerazioni, sincere e coraggiose riflessioni personali riferite ad uno dei momenti più affascinanti della storia delle religioni, e dell’arte.

Bonfanti affronta a viso aperto un momento altamente simbolico dell’umanità, mettendosi a nudo di fronte ad esso e affrontando le sensazioni provenienti da un’analisi particolarmente attenta. La spiccata sensibilità emotiva e lo spessore culturale dell’artista creano i presupposti ideali per immergersi nel significato intrinseco dell’opera d’arte la cui interpretazione fu la fortuna di autorevoli personaggi della storia dell’arte a partire da Giotto, Andrea del Castagno, Perugino, Giorgio Vasari, Domenico Ghirlandaio, Tiziano, Tintoretto, Barocci, Sal- vador Dalì, Rubens fino a quella forse più celebre di Leonardo da Vinci. Dopo aver assistito ad interpretazioni, pur autorevoli, in cui i personaggi rappresentati apparivano in maniera ieratica e statica, e dopo la rivoluzione di Leonardo, assistiamo oggi all’approcio nuovo di Bonfanti nel momento in cui giunge a una nuova trasfigurazione del mo- mento in cui Gesù cena con gli Apostoli, ancorato alla sola forza dei segni e dalla profondità del colore.

Le parole che nell’opera di Leonardo causavano i movimenti e la gestualità dei commensali, sono ora sapientemente sostituite dalle sensazioni che l’opera suscita sintetizzando al limite estremo ogni detta- glio, come se l’autore volesse eliminare ogni possibile “distrazione” e agevolare una maggiore attenzione sul significato intrinseco dell’Ultima Cena.

Luca Bonfanti in questo è un vero maestro, la capacità d’immergersi nel più intimo e profondo dell’anima, come personale “necessità interiore”, non è certo una dote comune, in un mondo in cui sembra che più nessuno abbia la forza e la pazienza di lasciarsi sprofondare in se stessi senza la paura di dover affrontare quello che siamo nel nostro intimo. L’artista ha svolto, in questo contesto, un intenso lavoro su se stesso, e proprio qui nel luogo più profondo della sua anima ha trovato domande nuove, alle quali ora, ognuno di noi, in veste di osservatori, potrà provare a trovare le “proprie” risposte.

Luca Bonfanti ha elaborato “L’Ultima Cena” mettendo in discussione tutto, anche se’ stesso, compresi quei dogmi che a volte pesano come macigni sin dalla formazione didattica scolastica e religiosa. L’Ultima Cena in questione è dunque un’analisi di quello che l’artista dichiara attraverso la presa in esame di più elementi, dalla Bibbia ai vangeli apocrifi, dai misteri templari alla massoneria, dalla teoria degli antichi alieni e l’origine della vita fino alla celebre opera di Leonardo da Vinci e il mistero antico del femminino sacro dove la donna e la natura erano un’unica cosa e da sempre le donne erano considerate le fedeli rappresentanti della terra, nostra madre natura e origine feconda. Maria Maddalena. La donna mistero, la donna apostolo, la preferita da Gesù, che “baciava molto spesso sulla bocca” (Vangelo apocrifo di Filippo).

Ciò che e meno conosciuto e rimane nascosto è che la Maddalena era anche un iniziata alla quale Gesù aveva trasmesso la luce del suo insegnamento, il discepolo che amava, figura ambigua ritratta alla si- nistra di Gesù nell’originale di Leonardo da Vinci dell’ultima cena (San Giovanni). Da questi presupposti emerge dunque, che alcune religioni possono aver stravolto e nascosto queste verità, creando una religione funzionale, che servisse più al potere e al dominio degli uomini, che al bene degli stessi.

L’opera vuole così diventare un forte messaggio rivoluzionario di speranza per tutti noi e in particolar modo per le nuove generazioni, affinché divengano fondatori di un nuovo pensiero basato sulla verità e generato dall’amore incondizionato, in unione con il Dio di domani.

Il dipinto si lascia leggere e interpretare, può coinvolgere e incuriosire ma anche sconvolgere o indignare, di certo è un’opera carica di grandi contenuti e di straordinaria vitalità espressiva.
L’uomo ha lo straordinario dono della “creazione”, l’artista ancora di più, conscio del suo potere espressivo, può offrire nuove chiavi di lettura della realtà che possono “svegliare l’uomo dal torpore” come enunciato da Socrate, ponendolo davanti a questioni fondamentali. Luca Bonfanti si affida alla forza dei segni, alla semplificazione estrema, alla pulizia descrittiva quasi grafica, alla forza incredibile della simbologia attorno alla quale ruotano tutti i concetti espressi nell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Mi piace pensare all’opera di Luca Bonfanti come lo specchio dell’anima dove riflesso si intravede l’artista con tutto il carico emotivo proveniente dalla costante ricerca della verità attraverso la poesia della pittura.

“Venuta la sera si mise a mensa con i dodici..” (Matteo 26,20-29)

Alberto Moioli