2017 – Graziano Ferrari

La poetica del divisionismo non-proiettivo di Graziano Ferrari

Studiando il percorso artistico di Graziano Ferrari mi son tornate in mente le parole dell’insigne filosofo statunitense Ralph Waldo Emerson (Boston, 1803 – Concord 1882)1 quando consigliava, dall’alto della sua saggezza, di “non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia”. Un pensiero forte che denota il desiderio di libertà e indipendenza che è alla base dell’espressione creativa di Ferrari. La sua storia artistica lo dimostra ampiamente, è palese infatti la capacità di indagare nuovi campi espressivi attraverso la sperimentazione dei materiali e dei supporti, attraverso il costante studio e attenzione verso quelli che possono essere considerati i nuovi codici del linguaggio creativo. Graziano Ferrari assume dunque un ruolo di rilevo in virtù della “traccia” che sta lasciando nel mondo dell’arte grazie ad un percorso creativo di tutto rispetto che denota una evidente maturità artistica. Le ultime opere del 2017 rappresentano dunque un passaggio fondamentale della carriera dell’artista, un momento espressivo in cui il “divisionismo non proiettivo”, movimento da lui creato, esplode in tutta la sua forza creativa.

La separazione del tratto pittorico, quella scomposizione della luce che richiama i dettami del divisionismo classico, ampiamente e sapientemente raccontati dal critico Vittore Grubicy de Dragon2 (Milano 1851 – 1920), sono elementi che Ferrari rielabora dentro di sè fino ad ottenere una dotta reinterpretazione che lui chiama “noi proiettiva”, una sintesi, come lui stesso ama affermare, tra Divisionismo e Arte Informale.

Sono arrivato a questa sintesi alla fine di un percorso – dichiara l’artista – in cui la risoluzione di alcune contraddizioni formali si è rivelata quasi incoscientemente.”

Non c’è dunque quasi da sottolineare, in virtù di quanto detto, che il “divisionismo non proiettivo” è a tutti gli effetti un movimento veramente aperto ed elastico nell’accogliere esperienze e poetiche individuali fortemente diversificate nei contenuti ma uniti nell’espressione della forma e della tecnica. Ecco allora che a fronte della ricerca svolta sul linguaggio creativo di Graziano Ferrari non è difficile scorgere le cromie che riportano alle più belle pagine della storia dell’arte del primo novecento pur arricchite da una rinnovata sensibilità informale. Particolarmente intriganti sono i titoli che l’artista assegna alle sue opere, operazione che consente all’attento osservatore di cogliere sfaccettature suggerite dalla chiave di lettura didascalica.

Nella composizione delle sue tele, Ferrari non di rado parte da un’idea concretamente raffigurata per giungere alla forma astratta come un moderno Pavel Filonov3 (Mosca 1883 – San Pietroburgo 1941) alle prese con l’alfabeto espressivo delle Avanguardie. Opere aniconiche che approdano in una dimensione d’arte “non oggettiva” in cui l’artista lascia emergere la forma della propria anima, filtrandone emozioni e sentimenti attraverso la particolare tecnica delle brevi pennellate e l’uso sapiente del colore.

La poesia regna nelle opere di Graziano Ferrari e riflettono come un autentico autoritratto l’immagine di un uomo dall’animo buono, colto e particolarmente sensibile alle emozioni. La capacità di esprimere attraverso anche molti esponenti di questa importante e affasciante corrente di inizio secolo.

Come accade spesso quando si dove sottostare a regimi totalitari, come quelli che hanno caratterizzato per molti anni la Repubblica sovietica anche per Filonov l’oblio è terminato dopo molti anni di sofferenze. A liberare le opere dell’artista fu la perestrojka di Gorbaciov.

il linguaggio dell’arte, sentimenti e pensieri tanto profondi, appartiene ad un’innata propensione all’introspezione, alla ricerca di dettagli che risiedono nella profondità dell’anima di ognuno di noi, per questo motivo ogni incontro con le opere dell’artista è un’esperienza unica, coinvolgente ed emozionante.

I poeti cercano l’ispirazione lontano, mentre essa è nel cuore” affermava il poeta francese Alphonse De Lamertine4 (Macon 1790 – Parigi 1869) nei suoi scritti ai primi dell’800, ed oggi è la stessa filosofia creativa di Graziano Ferrari, le sue opere, tutte, nascono prima di tutto proprio dal suo cuore.

Il percorso, la storia di Graziano Ferrari sono il valore aggiunto alle opere di oggi, perché possono poggiarsi su un’importante esperienza creativa, un ricco processo di sperimentazione di tecniche e materiali e su una costante ricerca e studi svolti tra mostre e confronti autorevoli.

Graziano Ferrari è anche Presidente dell’Enciclopedia d’Arte Italiana e protagonista di un nuovo progetto culturale in Calabria, capofila di un autorevole progetto di Città d’Arte a Olivadi.

Alberto Moioli