2018 – Andrea Mirko Colombo

Il bianconero degli scatti di Mirko Colombo appartiene ad una sfera che esula dal mondo della tecnica fotografica per entrare di diritto in quello della ricerca delle emozioni.

Lo stile ormai ben definito dell’artista assume particolare rilievo nel campo del ritratto, mostrando in ogni immagine stampata un forte carattere espressivo ed una sensibilità molto particolare nel saper cogliere, nel momento opportuno, quell’attimo esatto in cui, dal viso, dagli occhi e dalla tensione facciale del soggetto, quel dettaglio che lascia trasparire l’essenza vera dell’uomo, oltre ogni maschera.

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai molte maschere e pochi volti” ci ammoniva nel 1926 Luigi Pirandello nel suo capolavoro “Uno, nessuno e centomila”, Andrea Mirko Colombo ci viene dunque incontro offrendoci, con il suo stile e il suo approccio, la possibilità di andare oltre la maschera ed abbattere una barriera che purtroppo nella quotidianità siamo spesso costretti ad indossare, molte volte inconsciamente.

In questo contesto filosofico, il fotografo ha il ruolo di interprete determinante tra il soggetto e noi osservatori, un ruolo in cui è insita tutta la forza espressiva di Colombo perché proprio attraverso questo particolare momento, che può durare da qualche minuto ad una giornata intera,  la maschera cade e si rivela quasi sempre all’improvviso, si sciolgono le tensioni emotive, si mollano gli ancoraggi ed esce la bellezza dell’anima anche attraverso paure e debolezze, umanamente comprensibili.

Andrea Mirko Colombo riesce a cogliere tutto ciò grazie ad un’esperienza maturata sul campo in anni di lavoro e di ricerca, studio dal quale sono emersi lavori molto importanti, dedicati al mondo degli artisti ritratti nei loro atelier. Oggi il fotografo presenta una nuova ricerca perfettamente in linea con la precedente, come uno sviluppo ulteriore, come un vero e proprio un passo avanti, un’evoluzione espressiva di grande valore.

Mantenendo fermo il timone sulla rotta stilistica tracciata in precedenza, il fotografo ha impostato la nuova ricerca ritrattistica sul mondo dei “tatuatori”, un mondo controverso e nuovo, un universo variegato e in continua crescita.

Colombo ha ricercato i nomi più autorevoli del panorama “Tatoo” girando l’Italia alla ricerca del meglio, alla ricerca di un’arte antica attraverso la quale, in un’analisi iconografica, si potrebbe raccontare la storia dell’evoluzione dell’umanità fino ai giorni nostri.

Oggi il tatoo è considerata un’arte, e al pari degli antichi Faraoni egiziani ogni elemento di decorazione fissato sulla pelle ha un significato molto particolare perché identifica un pensiero profondo di chi lo “indossa”.   L’elemento che impone una riflessione utile a comprendere appieno la ricerca creativa del fotografo, appartiene alla profondità del pensiero che ci ricorda come l’atto di vestire un tatuaggio sia un desiderio sincero che presuppone l’atto di fissare un dettaglio significativo sul proprio corpo “per sempre”.

L’idea di infinito dialoga con l’arte della fotografia che registra, in tale ambito, un elemento che caratterizza, identifica, ne suggerisce magari l’identità e la personalità mostrata dal soggetto a volte con l’inganno, la forza espressiva del fotografo attento è proprio in questo minuscolo dettaglio, un elemento che fa da leva per scoprire la verità e non consente al tatuaggio di essere una nuova maschera.

L’idea geniale di Colombo però è quella di scegliere di fotografare l’artista, il tatuatore, colui il quale realizza materialmente il disegno che decora il corpo dell’uomo o della donna.  Come sempre, il fotografo sceglie in meglio, sceglie di immergersi nel mondo dei tatuaggi, vivendo anche sulla propria “pelle” l’esperienza che ha deciso di raccontare attraverso il mezzo di comunicazione a lui più affine, la Fotografia. Nella completezza progettuale viene scelto di creare un dialogo molto interessante tra il ritratto dell’artista-tatuatore con una delle opere realizzate dal soggetto in uno scatto separato ma esposto e pubblicato accanto. Il racconto è così completo in ogni dettaglio, l’artista e l’opera, la fotografia e il tatuaggio.

Il forte contrasto ricercato già in fase di ripresa, pre-visualizzato in bianconero e la cura quasi maniacale di ogni dettaglio anche in fase di stampa fine art, rendono tutto il progetto “tatoo” completo e pronto per entrare non solo nella storia del fotografo ma nella stessa storia dei tatuatori, ora elevati al rango di artisti consacrati nel mondo dell’arte contemporanea.

Andrea Mirko Colombo ricerca e sperimenta attraverso la fotografia, l’essenza dell’animo umano attingendo ancora una volta al mondo degli artisti, conscio di trovare in questo meraviglioso mondo un panorama composto da un’infinità di colori d’animo differenti e sceglie coscientemente di rappresentarli attraverso l’infinità di sfumature di bianconero che hanno fatto la storia dell’arte fotografica, attraverso colti insegnamenti.

Nell’analisi finale dell’opera del fotografo mi piace pensare alla ricerca cromatica che ha fatto scuola nella ricerca di Rankin quando alcuni soggetti uscivano materialmente dal buio profondo per apparire con una forza espressiva disarmante, alla ricerca del grande fotografo americano Timothy Greenfield – Sanders che in un memorabile pomeriggio milanese mi rivelò la sua filosofia ritrattistica particolarmente affine, oggi, a quella che anima l’arte di Andrea Mirko Colombo. La ricerca, l’attesa del momento rivelato, la caduta delle maschere, lo scatto, la sorpresa di trovarsi nudi davanti ad espressioni che rivelano l’anima del soggetto e diventano icone memorabili come nei capolavori, assai differenti nell’approccio filologico, di un immenso interprete della poesia del bianconero come Jeanloup Sieff.

Sottolineo con vero piacere, infine, l’evidente maturità espressiva del fotografo Colombo, giunto ora ad un nuovo lavoro che certifica un percorso creativo ancora in movimento e ancora alla ricerca di un alfabeto sempre più vicino alla sua poetica, un percorso lento che arriverà molto lontano.

“Quanto più una cosa è nobile e perfetta, tanto più tardi e più lentamente giunge alla maturità” (Arthur Schopenhauer).

Alberto Moioli