2018 – Graziano Ferrari

Testo critico che accompagna la mostra personale al Museo d’Arte e Scienza di Milano dal titolo “La foresta dietro gli alberi”.

Graziano Ferrari, artista, pittore di Milano, vive all’interno del mondo dell’arte respirando e assimilando quotidianamente gli insegnamenti dei grandi movimenti espressivi della storia, dalle esperienze rivoluzionarie dalle avanguardie informali e divisioniste fino a farle proprie intimamente e rielaborarle stilisticamente, adeguandole ad un linguaggio calato nella contemporaneità e proiettato verso nuove ricerche.

Ripercorrere lo sviluppo creativo dell’artista attraverso un cammino espressivo particolarmente accattivante impone un’attenzione molto particolare che può essere oggetto di uno studio filologico-estetico dai risvolti sorprendenti.

Ferrari è molto attento ad ogni sfaccettatura espressiva di derivazione divisionista avendo assunto nel proprio animo le intenzioni liriche che caratterizzarono le opere di Pelizza da Volpedo, Giovanni Segantini e Gaetano Previati, coloro i quali a fine ‘800 contribuirono a scrivere alcune delle più affascinanti pagine della storia dell’arte italiana.

Al Divisionismo però aderirono molti artisti, condividendo l’entusiasmo ed il fascino per la particolare tecnica, che mirava a ricreare l’effetto di una “luce vera”, ma al tempo stesso l’adesione individuale non impose mai una coesione metodologica e ideologica, lasciando spazio ad interpretazioni libere e indipendenti, per questo motivo Graziano Ferrari oggi si spinge a nuove interpretazioni, facendone di questa tecnica, un linguaggio personale e innovativo.

Sulla tela di Ferrari dunque emerge il risultato di una rielaborazione espressiva dove l’idea iniziale divisionista lascia spazio ad una nuova visione “informale” che prende il posto della figurazione originaria attraverso un raffinato dialogo cromatico tra forme e volumi. Un’idea che forse avrebbe trovato d’accordo che il celebre critico d’arte francese Michel Tapiè de Céleyran che, nel 1952, per primo raccontò della nascita di nuovo un linguaggio espressivo il quale, nell’ambito delle avanguardie, spezzò il cordone ombelicale con le correnti del passato, era la nascita dell’informale. È così che sulle onde informali e divisioniste il linguaggio creativo di Graziano Ferrari elabora opere che affascinano per armonia ed offrono un nuovo alfabeto.

La raffinata libertà espressiva affiancata allo studio della storia dell’arte e attenta ad ascoltare la propria “necessità interiore”, diventa la caratteristica essenziale del suo mondo espressivo.

Oggi, distante da quell’”abstraction lirique” teorizzata nel 1947 dal pittore francese Georges Methieu, il linguaggio di Ferrari è forse più vicino alla filosofia concretista di Gillo Dorfles, elaborata per andare oltre l’astrattismo attraverso riflessioni filosofiche ed estetiche particolarmente profonde.

Nel 2013 nasce da Graziano Ferrari, il “Divisionismo non proiettivo”, un momento determinante che segna la nascita di uno stile che non abbandonerà più, pur innovando il suo linguaggio costantemente grazie ad un desiderio di sperimentazione che lo caratterizza nell’ampio panorama dell’arte contemporanea.

L’energia che sprigiona la pittura di Ferrari appartiene a quell’impulso naturale legato ad una sensibilità molto spiccata verso un atteggiamento riflessivo particolarmente profondo nell’analisi della realtà. Quello che si materializza nelle sue opere sono le emozioni, assimilate, elaborate e reinterpretate e costantemente rinnovate. Le opere dell’artista milanese sono esposte e conservate in importanti Gallerie e Musei.

L’anno 2018 è senza alcun dubbio un anno molto importante. La mostra personale ospitata presso il Museo d’Arte e Scienza, nel cuore di Milano, non è da considerarsi come punto d’arrivo ma come una tappa che segna un passaggio prestigioso della storia dell’artista, è una nuova partenza. Il Museo è un luogo dotato di particolare autorevolezza istituzionale che offre al pubblico la possibilità straordinaria di conoscere da vicino alcune delle opere più rappresentative del cammino espressivo di Graziano Ferrari e comprenderne così la sua essenza teoretica.

Conoscere da vicino la produzione dell’artista significa lasciarsi coinvolgere da un racconto che affonda le radici nella storia dell’arte, proprio come i celebri Cèzanne e Seurat, che molto hanno contribuito alla nascita artistica e estetica di Ferrari, si lasciarono coinvolgere dagli insegnamenti che Piero della Francesca lasciò quattro secoli prima ed oggi sono raccontati nei libri dello storico dell’arte Roberto Longhi.

L’opera di Graziano Ferrari offre dunque l’opportunità di immergersi in un mondo sospeso nel tempo e nello spazio, dove le emozioni si elevano grazie al sapiente dialogo tra colore e luce.

a cura di Alberto Moioli