2018 – Maurizio Brambilla

L’approccio con la pittura di Maurizio Brambilla porta con sé la magia della scoperta continua. Il pittore offre un linguaggio la cui particolarità principale è l’immediata leggibilità espressiva, ogni opera riesce dunque a raggiungere chiunque, attraverso una figurazione comprensibile.

La caratteristica che vorrei sottolineare risiede nella capacità di inserire in questo contesto creativo un’evoluzione lirica e stilistica arricchita di sottili e raffinati richiami storici e alla significativa simbologia, la cui valenza iconografica, intesa come studio e lettura degli elementi grafici dell’opera d’arte, apporta un’ulteriore opportunità per andare in profondità, oltre ogni tipo superficiale lettura.

L’evoluzione stilistica di Maurizio Brambilla richiama fortemente alla sua stessa storia, la formazione e la professione di scenografo di successo infatti la ritroviamo in molte opere, in cui la costruzione formale e classica del paesaggio appare come una creazione progettata nei minimi particolari, rispettando regole e geometrie particolarmente armoniche.

In una visione crociana della filosofia del linguaggio dell’arte si rende necessaria un’analisi che appartiene anche alla storia e al contesto in cui l’artista ha realizzato i suoi dipinti. Si consideri infatti in tale analisi che storia e arte nel concetto crociano appartengono entrambe alla “rappresentazione della realt [1]”, una determinata da fatti realmente accaduti e l’altra su ciò che è meramente possibile, l’arte.

Una caratteristica che emerge seguendone da vicino l’evoluzione è la vicinanza a movimenti che appartengono al novecento milanese con richiami alle atmosfere metafisiche in cui il disegno preciso e definito con contorni netti e chiare cromie rappresentano paesaggi e sfondi che ci immergono in una sorta di magica sospensione dalla realtà. Atmosfere che appartengono al sogno e a quelle visioni che in genere ritroviamo anche nelle espressioni surrealiste.

La profonda sensibilità dell’artista ha fatto si che la sua anima accogliesse gli studi e le analisi svolte sul campo storico creativo, fino ad assimilarne i concetti nel profondo e consentire la nascita di una rielaborazione stilistica personale e identificativa di un modo di dipingere molto affine al mondo del realismo magico.

Un movimento storico nato nella prima metà del novecento attraverso un manifesto “contro tutti i ritorni in pittura” firmato da Achille Funi, Leonardo Dudreville, Luigi Russolo e Mario Sironi e che si prefiggeva in modo particolarmente deciso di tagliare tutti i ponti con il futurismo in favore di una visione più plastica che oggi ritroviamo con vero piacere nelle nuove opere di Maurizio Brambilla.

La magia è la poesia, la lirica espressiva alla quale l’artista si avvicina in una reinterpretazione che comprende la minuziosa applicazione delle tecniche realistiche per una finalità dichiaratamente e filosoficamente “non realistica”.  In linea con il pensiero di Carlo Carrà, il pittore “penetra l’intimità recondita delle cose ordinarie” in un’ottica poetica la cui manifestazione più alta la si ritrova nel significato suggerito dai dettagli presenti in ogni opera. Si osservino ad esempio la potenza espressiva delle visioni panoramiche delle topiarie e se ne legga in chiave filosofica la simbologia che vi si ritrova.

L’Alfa (α) e l’Omega (Ω) che ritroviamo nel “Terzo Paradiso” (2017) sono un evidente richiamo alla riflessione che ci riportano ai significati che risalgono addirittura all’Apocalisse di Giovanni, in cui i due simboli rappresentano la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, l’inizio e la fine.

Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine”, si legge, ed infatti nella stessa opera ritroviamo anche il simbolo del doppio infinito, segno inconfutabile di espressione che richiama all’immortalità e all’Onnipotente e ancor più dimostrazione di quanto vive all’interno della pittura di Maurizio Brambilla.

È dunque in questo contesto che prendono corpo i cinque settori in cui l’artista si esprime, argomenti collegati tra loro grazie ad uno stile che lo identifica ormai da diversi anni e che gli consente di poter essere riconosciuto ed apprezzato dal pubblico e dai molti collezionisti, che lo seguono con vivo interesse.

Maurizio Brambilla propone dunque una pittura nella quale traspare in modo evidente lo sviluppo teoretico della ricerca di un’elegante armonia, attraverso un sobrio ed essenziale studio della tradizione classica del disegno, attraverso il quale riesce a colmare la distanza tra il pensiero e l’essenza intima della realtà.

Negli argomenti che sviluppa, dalla topiaria al mondo del golf, fino ai fari, alle nature morte e ai raffinati labirinti, il pittore alimenta suggestioni poetiche sospendendo ogni figurazione connotata in una visione temporale e spaziale. Una sospensione riflessiva alla quale conviene lasciarsi coinvolgere e trasportare, quasi passivamente lasciando che siano i giochi geometrici, i contrasti cromatici e il ritmo del vuoto e del pieno ad impadronirsi delle nostre emozioni, fino ad immergerci nel magico mondo di Maurizio Brambilla.

 

Alberto Moioli

[1] “La storia ridotta sotto il concetto generale dell’arte”. Opera giovanile di Benedetto Croce