Fede e Giustizia: testimonianza di vita del Beato Rosario Livatino
Dal 4 al 15 settembre 2026, la Galleria La Pigna, a Palazzo Maffei Marescotti, in via della Pigna 13/a a Roma, ospita la mostra d’arte “Fede e Giustizia: Testimonianza di vita del Beato Rosario Livatino”, promossa dalla Unione Cattolica Artisti Italiani – Sezione Roma.
L’esposizione riunisce le opere di Giorgia-Eloisa Andretta, Rita Belpasso, Enrica Capone, Antonella Cassisi, Cesar Chicaiza, Dominique Cialone, Paola Del Plato, Clara Di Curzio, Anna Maria Fior, Tanino Infantino, Rita Labella, Gianni Lattanzi, Antonio Lozzi, Paola Maggiorelli, Pina Maltese, Marico’, Stella Meli, Luca Pandolfi, Isabel Russinova, Raffaele Sadutto, Katia Seri, Angela Tata, Floriana Tondinelli e Giuseppe Zona.
Il programma prevede un intermezzo musicale di Elisa d’Alelio Marescotti, l’intervento del prof. Gaetano Sacca e il commento del critico Alberto Moioli.
L’iniziativa si svolge con il contributo dell’Archivio Paolo Salvati ed è collegata al Premio Europeo della Giustizia Beato Rosario Livatino.
Un appuntamento dedicato al rapporto tra arte, fede e giustizia, attraverso lo sguardo e la sensibilità di ventiquattro artisti.
il mio intervento critico
Il 21 maggio 1990 la vita di Rosario Livatino si interrompe lungo la strada statale 640, tra Caltanissetta e Agrigento, per mano della criminalità organizzata siciliana. Aveva trentasette anni ed esercitava la funzione di magistrato con una dedizione che oggi la Chiesa riconosce come testimonianza di fede. Gli artisti dell’UCAI si riuniscono per raccogliere questa eredità e per restituirla, attraverso la propria arte, alla comunità che qui si raduna. Da questo gesto di memoria e di affetto nasce la mostra, e da questo stesso gesto prende avvio il lavoro esposto.
La mostra Fede e Giustizia. Testimonianza di vita del Beato Rosario Livatino occupa gli spazi della Galleria “La Pigna”, all’interno del Palazzo Pontificio Maffei-Marescotti, dal 4 al 15 settembre 2026. Si tratta di una premessa, un atto di apertura che introduce, il 29 ottobre 2026, la seconda edizione del Premio Europeo della Giustizia Beato Rosario Livatino, che si terrà nella Sala delle Cerimonie del medesimo Palazzo.
La figura del Beato Rosario Livatino
I dati biografici essenziali sono noti e vanno qui richiamati con la sinteticità che il caso richiede. Rosario Livatino esercita la funzione di magistrato ad Agrigento. Il 21 maggio 1990, lungo la strada statale 640 che collega Caltanissetta ad Agrigento, viene ucciso dalla Stidda, organizzazione mafiosa siciliana, all’età di trentasette anni. Alla dimensione professionale, quella di un magistrato che si distingue per rigore e indipendenza di giudizio e guadagna la definizione, divenuta poi corrente, di “giudice ragazzino”, si affianca una dimensione riconosciuta dalla Chiesa cattolica, che lo proclama Beato, quella di un uomo che tiene fede cristiana e funzione pubblica in un’unica coerenza. Su questa duplice coordinata, il piano giuridico e il piano ecclesiale, si fonda la proposta, avanzata all’unanimità dalla Conferenza Episcopale Italiana, di riconoscere Livatino quale patrono dei magistrati.
Gli artisti dell’UCAI e la vocazione di un’arte al servizio del vero
Gli artisti chiamati a confrontarsi con questo nodo storico appartengono all’UCAI, Unione Cattolica Artisti Italiani, associazione che raccoglie da quasi un secolo pittori, scultori, fotografi e operatori di diverse discipline, accomunati da un dato statutario preciso, la convinzione che l’esercizio artistico costituisca un terreno di elaborazione culturale nel rapporto tra fede e contemporaneità, oltre la propria funzione decorativa. Il compito affidato agli ottimi artisti in questa occasione è interpretativo. Ciascuno si misura, con il proprio linguaggio e i propri strumenti, sui temi che la vicenda di Livatino pone, la legalità, il sacrificio, il rapporto tra funzione pubblica e coscienza personale, e restituisce un insieme di letture plurali di un episodio entrato nella memoria collettiva del Paese.
Il valore e la finalità dell’evento
Un dato merita di essere sottolineato. Ai vincitori del Premio Europeo della Giustizia vengono consegnate opere appositamente commissionate ad artisti di rilievo, al posto delle targhe. Nell’edizione 2025 si tratta di un mosaico dell’artista tedesca Sonia Peters. Per l’edizione 2026 l’opera viene realizzata dallo street artist Maupal. La scelta comporta conseguenze precise sul piano del significato. La targa esaurisce la propria funzione nell’atto della consegna. L’opera d’arte permane come oggetto autonomo, soggetto a essere interrogato, collocato, discusso, anche dopo l’occasione che ne determina la nascita. In questo la mostra e il Premio restano coerenti. Entrambi affidano all’arte il compito di dare forma a un contenuto, quello della giustizia intesa come servizio, che altrimenti rischierebbe di esaurirsi nella ritualità.
La funzione della bellezza e la dimensione collettiva della fruizione
Resta da dire qualcosa sul metodo. Trattare un tema come la giustizia attraverso il linguaggio dell’arte comporta una scelta precisa, coraggiosa e di enorme valore. Significa sottrarre l’argomento al rischio della semplificazione, dello slogan, della categoria astratta, e restituirgli la complessità che gli è propria. La bellezza, in questo contesto, costituisce lo strumento con cui quel contenuto viene reso disponibile attraverso la straordinaria sensibilità creativa degli artisti dell’UCAI. Attraverso la mediazione dell’immagine, un episodio di cronaca giudiziaria e criminale viene trattenuto nel tempo come oggetto di riflessione collettiva.
A questo si aggiunge un secondo elemento, di natura concreta. La fruizione di una mostra è, per definizione, un’esperienza collettiva. La visita a una galleria autorevole implica la compresenza di numerose persone davanti allo stesso oggetto, nello stesso spazio, nello stesso tempo. In questa compresenza, nel fatto di sostare, discutere, confrontarsi davanti alle opere, la mostra realizza pienamente la propria funzione. Offre un’occasione rara di incontro pubblico attorno a un contenuto condiviso.
La mostra Fede e Giustizia, e il Premio che ne costituisce lo sviluppo, tengono insieme memoria storica, elaborazione artistica e vita comunitaria, e restituiscono alla giustizia, e alla figura che qui la rappresenta, uno spazio pubblico di riflessione.
alberto moioli

