Un privilegio, domenica mattina con la Fondazione Luciana Matalon
Domenica mattina 12 aprile ho avuto il piacere, ma soprattutto il privilegio assoluto, di condurre un talk nella sala conferenze di PAVIART 2026. La tredicesima edizione della Mostra Mercato d’Arte Moderna e Contemporanea di Pavia, al Palazzo delle Esposizioni, aveva scelto un tema preciso per il suo appuntamento culturale centrale: «Passato, presente, futuro. Visioni e pratiche dell’arte contemporanea alla Fondazione Luciana Matalon». Un titolo che chiedeva di attraversare il tempo, esattamente come sa fare ogni opera d’arte degna di questo nome. L’attenzione del pubblico era palpabile. Io ero, semplicemente, grato di essere lì.
Luciana Matalon e la sua Fondazione
Il punto di partenza era inevitabilmente lei. Luciana Matalon, 1934–2015. Pittrice, scultrice, creatrice di gioielli, personalità artistica magnetica e poliedrica, ho avuto il privilegio di incontrarla diversi anni fa. Nata ad Asolo, si forma all’Accademia di Brera negli anni Quaranta sotto la guida di Marino Marini. Il bronzo, il ferro, la terracotta diventano il suo linguaggio; materia che si fa pensiero, forma che porta dentro di sé la memoria di un’intera esistenza. La Shoah, vissuta in prima persona, segna la sua poetica con una profondità che non si spiega, si sente. Espone alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia, al MoMA. La sua vita artistica attraversa America, Europa, Giappone. Uno di quei percorsi che lasciano un segno nel mondo.
La Fondazione che porta il suo nome nasce nel 2000, per sua espressa volontà, e ha sede in Foro Buonaparte, a Milano, a pochi passi dal Castello Sforzesco e dal Duomo. Settecento metri quadrati tra spazi espositivi e area museale, dove le opere di Matalon documentano oltre cinquant’anni di ricerca. Un luogo aperto al mondo — mostre storiche e contemporanee, convegni, concerti, spettacoli teatrali. Un legame speciale e profondo con l’Oriente: Giappone, Corea, Cina. Una vocazione internazionale che è nel DNA della Fondazione fin dalla sua origine.

Nello Taietti, artista totale
A guidare questo spazio dal 2007 è Nello Taietti. Per me è, anzitutto, il Presidente della Fondazione Luciana Matalon, ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. Fotografo, drammaturgo, regista, scenografo, artista totale. La sua passione per la fotografia nasce in famiglia, si consolida negli anni Ottanta attraverso la stampa analogica, si affina sotto la guida di Virgilio Carnisio e di Gianni Berengo Gardin. Nel 2000 apre a Milano la Galleria d’Arte Contemporanea MILARTE. Nel 2002 porta in scena la Madama Butterfly di Puccini al Nuovo Piccolo Teatro Strehler ed è lì che nasce il suo amore per il Giappone, un amore che percorre tutta la sua opera successiva. Nel 2019, da un viaggio fotografico in Hokkaido insieme ad Amanda Ronzoni, fotogiornalista del National Geographic, prende forma Onironautica, il progetto artistico in tre capitoli che intreccia fotografia, teatro, danza, musica e body painting, e che attraversa Oriente e Occidente in un unico gesto creativo. Il talk di domenica mattina ha dimostrato, con generosità e nitidezza, di che pasta è fatto questo uomo.
Zavattarello, il castello, un’idea di futuro
L’altro protagonista del dialogo era Mauro Colombini, Sindaco di Zavattarello e con lui è entrato nel talk un territorio straordinario. Zavattarello è un borgo medievale dell’Oltrepò Pavese che domina la Val Tidone da oltre mille anni. Figura tra i Borghi più Belli d’Italia, è chiamato la «Perla verde dell’Oltrepò Pavese»; paesaggio di colline, boschi e castelli che richiama le visioni delle campagne umbre e toscane. Colombini porta in questa storia un entusiasmo concreto e un senso civico profondo. La sua è la convinzione di chi sa che un borgo piccolo può avere un’identità grande.
Al centro di Zavattarello si erge il Castello Dal Verme, costruzione medievale del X secolo con mura spesse fino a quattro metri. Dal 2003, nelle sue sale restaurate, ha sede il Museo di Arte Contemporanea «Giuseppe e Titina Dal Verme» una collezione in continua crescita, riconosciuta dalla Regione Lombardia, che documenta l’arte italiana dalla seconda metà del Novecento fino ad oggi. Questo museo esiste anche grazie alla collaborazione concreta tra il Comune e la Fondazione Luciana Matalon. Le opere di Matalon sono entrate nel borgo, hanno creato un dialogo tra passato e presente che è il senso più autentico dell’intero progetto.
L’incontro tra Taietti e Colombini, tra Milano e l’Oltrepò, tra un’istituzione di respiro internazionale e un borgo che ha scelto l’arte come forma d’identità è uno di quei rari esempi in cui la cultura produce territorio, e il territorio restituisce cultura.

Natsu, e quello che resta
Il talk si era aperto con una performance. Prima che si alzasse una voce, prima che arrivasse una parola, c’era già lei sul palco. Natsu Funabashi, ballerina classica giapponese, protagonista di Onironautica 3. L’avrei osservata per ore. C’è qualcosa nella sua danza che trattiene il respiro: una precisione assoluta che amplifica l’emozione, un gesto che diventa pensiero, un corpo che porta dentro di sé la tradizione classica e la contemporaneità insieme. Natsu ha dato al talk la sua dimensione più vera, quella in cui l’arte si eleva ad espressione creativa che travalica ogni barriera, Natsu attraverso il movimento ha donato a tutto l’evento quel tocco di eleganza che non si dimentica facilmente.
Porto via da quella mattina la sensazione di aver vissuto qualcosa di raro, ancora una volta accanto alla Fondazione Matalon. Un dialogo autentico, tra persone che credono in quello che fanno. Un borgo antico e una città che guarda al mondo. Un’artista scomparsa che continua a parlare attraverso le opere, la Fondazione, le persone che la portano avanti con cura e passione. E una ballerina giapponese che ha aperto la giornata come si apre una finestra: con un gesto preciso, e tutta la luce che entra. Sono grato a PAVIART per aver ospitato questo incontro ma soprattutto sono grato a Nello Taietti e a Mauro Colombini per avermi invitato a questo evento tanto importante, grazie per la generosità con cui hanno condiviso le loro storie e grazie a tutto il mondo dell’arte perché continua a creare queste possibilità e a donarmi emozioni che sono veramente molto difficili da spiegare a parole.
La mia stima per Nello Taietti e Mauro Colombini è autentica e sincera. Grazie a loro, al pubblico intervenuto, alle persone che mi hanno fermato al termine per raccogliere informazioni e grazie a Gianmarco per i suoi scatti fotografici, sempre unici e raffinati.
Una giornata circondato dalla bellezza. GRAZIE


