Tonia Ciavarella, l’equilibrio come alfabeto dell’anima

Ho visitato recentemente lo studio di Tonia Ciavarella per osservare da vicino le sue opere e per comprenderne il percorso espressivo che la caratterizza. Ho così trovato una persona dotata di una rara profondità, capace di tradurre il proprio sentire intimo in gesto pittorico con una raffinatezza che raramente ho incontrato. Ciò che compare sulla tela è un pezzo della sua vita, quello che porta nell’anima e custodisce nel cuore. Per questo i suoi cicli artistici ad un occhio non attento possono sembrare distanti tra loro, in realtà sono uniti da un fil rouge che affonda le radici in un alfabeto creativo capace di distinguerla nel panorama dell’arte contemporanea. Ogni ciclo racconta un momento preciso della sua esistenza, una stagione emotiva fissata per sempre in un linguaggio di segni.

Il nucleo di questo linguaggio sta in un passaggio determinante della sua poetica, quando la parola si fa segno e al tempo stesso il segno si fa materia. Carta, gesso, filo, sabbia, foglia d’oro compongono il corpo fisico di un pensiero che altrimenti resterebbe muto, sospeso tra la l’idea e il pensiero stesso. Ogni materiale che lei utilizza ha un compito, la carta accoglie la scrittura, il gesso la trattiene, il filo la ricuce, l’oro la illumina in un lampo che dura il tempo di uno sguardo.

Attorno a questo nucleo cresce il tema del doppio, il volto stilizzato che torna a comparire solo o accompagnato dalla propria ombra, come se l’artista cercasse continuamente l’altra metà di sé nello specchio della tela. Tre forme rosse avvolte in un groviglio di filo nero si ripetono come una litania sussurrata. Altrove sagome filiformi salgono e scendono lungo la superficie bianca con il ritmo di un respiro, alte e basse, dense e rade, in una sequenza che ha la struttura di un pensiero.

In questo modo di raccontarsi, Tonia trova l’equilibrio, una parola che, secondo me, tiene insieme l’intera ricerca dell’artista. Un equilibrio fragile, non risolto, fatto di rammendi visibili che dichiarano apertamente le rotture e le ricostruzioni da cui nascono. Ci sono forme che appaiono sulle tele, piccoli volumi che ricordano parallelepipedi, che funzionano come argini pronti a cedere sotto il peso di ciò che contengono, custodi di un’emozione troppo grande per restare libera nello spazio bianco. Il rosso, quando compare, si accende spesso nello stesso punto: al centro delle spirali nere, segna il luogo dove la ferita resta più viva. In questo straordinario dialogo costante tra il segno che contiene e la materia che vorrebbe esplodere, l’opera di Ciavarella trova la propria cifra artistica e culturale e dimostra la raffinatezza del suo segno insieme alla profondità del suo pensiero creativo.

Nei suoi lavori più recenti, quelli realizzati tra il 2023 e il 2026 ho  notato che la stessa grammatica si fa addirittura più colta e sottile. La scrittura talvolta invade la superficie con la naturalezza di un diario lasciato aperto per errore, il colore stempera i toni e il segno perde asprezza mantenendo intatta la propria tensione. Il fil rouge non si interrompe mai, si raffina, come una voce che continua ad esprimere l’essenziale, con un’immediatezza che lascia solo lo spazio per un’emozione, a chi la sa cogliere.

Torno con la mente ad un libro d’artista visto nello studio prima di salutarci, aperto a metà, con il filo dorato che pende come un pensiero non finito. Una delle tante immagini che mi sono rimaste impresse nella mente dopo la visita all’artista e alle sue opere.  Visitare lo studio di un’artista come Tonia Ciavarella rientra tra le esperienze più profonde e piacevoli che si possano fare.

Alberto Moioli