Giuseppe Menozzi

Nell’analisi del lavoro del Maestro Giuseppe Menozzi emerge con particolare evidenza un lungo, articolato e interessante percorso espressivo, iniziato oltre cinquant’anni fa’.

Il fascino indubbio che ci accompagna, addentrandoci nelle opere di Menozzi, appartiene alla sfera delle emozioni più profonde, quelle che raccontano la magia del colore e delle forme e che nel relativo cammino creativo si sono trasformate lentamente dalle figurazioni contenute nei “Cavalieri dell’Apocalisse”[1] ad un’espressione sempre più intimamente spirituale.

L’anima sensibile dell’artista ha assimilato, nel tempo, gli insegnamenti dei grandi maestri della storia dell’arte contemporanea, frequentandoli personalmente, ha fatto sue le emozioni e le situazioni filtrandole attraverso una personale e particolarmente profonda riflessione che oggi emerge in tutta la sua forza poetica nelle opere più recenti.

La “luce”, nel nuovo ciclo espressivo, è l’elemento d’ispirazione primitiva che emerge nell’atto del confronto interiore. Il “Tau”[2] che troviamo negli ultimi capolavori, dialogano con un’espressione aniconica e ne diviene segno e simbolo elevato alla più spirituale delle riflessioni. L’arte di Giuseppe Menozzi è dono e rivelazione di bellezza e armonia, oggi celebrata anche attraverso un docu-film dal titolo “Le storie dell’arte“[3] con la regia di Emanuela Morozzi e Riccardo Canini.

Se l’arte può rappresentare la porta d’accesso privilegiata per avvicinare l’universo spirituale a quello terreno, è pur vero, ed anche scientificamente provato, che un approccio adeguato possa agevolare riscontri terapeutici molto positivi. Non è dunque un caso che il Maestro Menozzi sia uno dei due artisti scelti per un autorevole progetto di Arte-terapia voluta, ideata e diretta a livello internazionale dal dott. Martin Stoecklin.

Tutta la storia dell’artista è contenuta in ogni singola opera perché rappresenta ciò che è intimamente, ciò che sente e ciò che ha assimilato la sua anima nell’esperienza straordinaria della vita, che lui celebra costantemente attraverso il “gesto” della pittura. E forse intendeva proprio questo Roberto Longhi[4] quando affermava che “l’opera non è mai stata da sola, è sempre un rapporto”, una relazione tra opera e “mondo, socialità, economia, religione, politica ….” ecco dunque perché si può affermare che la tela usata dal Maestro Giuseppe Menozzi è come uno specchio che riflette l’anima dell’artista e ne rivela tutta la sua forza poetica.

Alberto Moioli

Giuseppe Menozzi sull’Enciclopedia d’Arte Italiana

[1] “I cavalieri dell’Apocalisse” e “l’Evento” sono i due grandi temi che hanno anticipato e preparato la strada per il nuovo ciclo “La Luce”, all’interno del quale troviamo la straordinaria forza simbolica e spirituale del Tao

[2] Il Tau ha molte possibilità di lettura, nella pittura del Maestro Menozzi ha un enorme valore simbolico, si ricorda che è considerata l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, come a rappresentare l’elemento di compimento dell’intera “parola rivelata di Dio.  Nel libro di Ezechiele si lette “Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono …” Ez. 9,4. Nel 1215 Papa Innocenzo III in apertura del Concilio Laterano IV ricordò, di nuovo citando il profeta Ezechiele nell’antico testamento, che “Dio ci riconoscerà dal segno del Tau impresso sulle nostre fronti”

[3] Il lungometraggio dedicato al Maestro Giuseppe Menozzi si avvale della ragia di Emanuela Morozzi dir. artistico dell’Martin Stoecklin

[4] Roberto Longhi (1890 – 1970), storico, critico d’arte, accademico. Ancora oggi lo studio dei suoi testi sono essenziali nella formazione critica della storia dell’arte.

 


Un ringraziamento particolare per la simpatia, professionalità e disponibilità alla dott.ssa Emanuela Morozzi

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