C’è davvero bisogno di urlare?

C’è davvero bisogno di urlare?
Viviamo in un tempo attraversato da un flusso incessante di immagini. Fotografie, video, contenuti digitali, social network, intelligenza artificiale, ogni istante porta con sé nuovi stimoli, nuovi linguaggi e sollecitazioni della nostra attenzione. Lo sguardo passa rapidamente da un’immagine all’altra, quasi senza concedersi il tempo per pensare.
In uno scenario come questo che stiamo vivendo quotidianamente, anche l’arte si trova davanti a una domanda che considero centrale.

C’è davvero bisogno di urlare?
Per molti anni l’attenzione si è concentrata sull’impatto. L’opera capace di sorprendere, provocare, scuotere sembrava possedere una forza particolare. Era anche il tempo delle grandi campagne pubblicitarie firmate da Oliviero Toscani, immagini entrate nell’immaginario collettivo perché capaci di fermare lo sguardo con una straordinaria intensità. Quel linguaggio apparteneva a un preciso contesto storico e culturale.

Oggi il panorama è cambiato? Lo stupore accompagna ogni giornata e schermo propone qualcosa di sempre più sorprendente. Ogni piattaforma, ogni social cerca di attirare la nostra attenzione, con qualsiasi mezzo. Ogni contenuto desidera occupare qualche secondo della nostra vita.
Proprio per questo motivo sento che l’arte possa recuperare una funzione ancora più preziosa.

È una riflessione che mi è nata pensando ad ogni volta che sono entrato nello studio di un artista, attimi preziosi, emozionanti in cui ritrovo un’atmosfera diversa, spesso si tratta di silenzi dove si percepisce la passione e la ricerca. Qui vi abitano spesso i dubbi, i tentativi, gli errori, le intuizioni, la memoria, le sperimentazioni e lo studio. Incontro qui persone straordinarie che provano a dare forma alla propria esperienza del mondo.

È lì che nasce l’opera.

MI piace l’idea che esistano artisti straordinari che non cercano a tutti i costi l’effetto immediato ma anzi cercano osservatori che abbiano la voglia ascoltare, di lasciarsi contaminare e di capire tutto ciò che c’è dietro una pennellata. È proprio in quell’ascolto che accade qualcosa.
Un’opera d’arte diventa esperienza quando entra in dialogo profondo con chi la osserva quando riesce ad accendere una riflessione personale.  In quel momento l’arte compie una delle sue funzioni più alte: modifica il nostro modo di pensare e guardare e ci insegna ad andare oltre la superficie, oltre la superficialità.

La differenza, forse, si trova proprio qui.

Da una parte esiste la ricerca dell’impatto, destinata a consumarsi nella velocità del momento. Dall’altra esiste la profondità dell’esperienza, quella che continua a vivere dentro di noi perché riesce a trasformare il nostro sguardo. Sarebbe troppo facile usare gli artisti con i quali mi confronto ogni giorno per portarvi degli esempi ma provate voi, se avete letto il mio pensiero fino qui, a pensare ad un’opera che vi ha contagiato e che sentite che è intimamente entrata dentro i vostri pensieri fino a portarla con voi anche oggi.

Io ricordo ad esempio l’emozione che ebbi e che ancora oggi racconto quando sono entrato nella stanza che ospitava una “delocazione” di Claudio Parmiggiani al Museo d’arte contemporanea Maxxi di Roma. Ho sentito in quel momento tutto il carico di un significato che può essere raccontato attraversi più livelli di interpretazione.
Ogni incontro autentico con un artista mi conferma questa convinzione, ed il pensiero nasce proprio in questi giorni in cui sto preparando le mostre del prossimo autunno inverno.

Forse il valore dell’arte, oggi, risiede proprio nella capacità di creare uno spazio diverso dal rumore che ci circonda. Uno spazio in cui lo sguardo trova il proprio ritmo, il pensiero si distende e ogni opera diventa un invito a vivere con maggiore consapevolezza.

La profondità rimane sempre una scelta.  Sia per chi la crea che per chi la osserva.

E forse è proprio questa la domanda che oggi vale la pena rivolgere a noi stessi: c’è davvero bisogno di urlare? oppure l’arte possiede ancora la forza silenziosa di cambiare il nostro modo di guardare il mondo?

Alberto Moioli

 

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Note: il dettaglio dell’opera nel banner è di Carla L. Mariani LINK

Alberto Moioli – www.albertomoioli.it 

 

Luigi Profeta
Luigi Profeta in mostra dal 5 settembre a Nembro (BG)

Gaetano Orazio

Gaetano Orazio – in mostra al Manzoni16 di Monza dall’11 Settembre 2026