Pasolo Salvati

Paolo Salvati e il paesaggio del cuore

Presentare ancora una volta l’arte di Paolo Salvati è un dono che accolgo con sincera gratitudine. Oggi il suo percorso abita il Museo Venanzo Crocetti di Roma, luogo straordinario che ospita una trentina dipinti dai primi anni Settanta alle opere più recenti. Nel giorno dell’apertura ho raccontato la sua storia con il cuore e con la mente, perché ogni tela ha bisogno di essere sentita prima ancora di essere compresa.

Il segno di Salvati prende vita da un ricordo, da un’intuizione, da un’immagine interiore che affiora e trova subito dimora nel colore. Il maestro definiva il colore il suo unico vero amico, quello che consola. In questa frase c’è buona parte della sua poetica, fatta di manualità, tempo e fiducia nella bellezza dell’arte.

 Il 1972 segna una svolta. La visita alla mostra di Pierre Bonnard a Roma accende la tavolozza di Paolo Salvati, le stesure piatte lasciano spazio al tocco vibrante e il blu cede il passo ai toni caldi. Da quel momento il colore diventa luce mediterranea particolarmente profonda. Il blu diventa uno strumento di meditazione e spiritualità.

Albero blu e Pietra blu, nati tra il 1973 e il 1974, sono le prime tele in cui la tensione pittorica raggiunge piena maturità e ancora oggi incantono i visitatori della mostra. Davanti a loro e davanti alle “Case dei cercatori d’oro”, opera liberamente ispirata a “La febbre dell’oro” (The Gold Rush), un celebre film muto scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin, uscito il 26 giugno 1925.  ho raccontato le forti metafore di vita che vi sono inserite.

Paolo Salvati definisce la propria poetica a metà degli anni Settanta e la custodisce per decenni con fedeltà, voce autonoma e solitaria nel panorama romano, lontana dalle mode. Oggi apprezziamo l’armonia di un cammino lineare che giunge fino alle ultime opere.

Questa giornata particolare mi ha offerto anche di porre l’accento anche sul mercato, che riconosce all’artista un valore in crescita. Il merito appartiene al lavoro di storicizzazione dell’Archivio Paolo Salvati, diretto da Francesca e Andrea, che documenta, cataloga e consegna ai collezionisti la solidità di un percorso. Le voci critiche di Michela Ramadori, Cesare Sarzini, Claudio Strinati per anni hanno analizzato e studiato ogni opera esposta e ne hanno riconosciuto un enorme valore culturale e artistico.

La mostra, che ho curato insieme a Cesare Sarzini, resta aperta in Via Cassia 492 a Roma dal 9 ottobre al 24 novembre 2026. Invito chiunque a varcare quella soglia e a lasciare che il blu faccia il resto.

Alberto Moioli

Paolo Salvati - Albero blu, 1973-1974, olio su tela, 60 x 80 cm
Paolo Salvati – Albero blu, 1973-1974, olio su tela, 60 x 80 cm