La materia come linguaggio dell’anima. Riccardo Zancano

Riccardo Zancano . La materia come linguaggio dell’anima, la mostra personale al Museo Venanzo Crocetti, Roma

Conosco Riccardo Zancano da tempo, abbastanza da poter seguire con attenzione e con autentico piacere critico l’evoluzione di un percorso artistico che ho sempre trovato raro nel panorama contemporaneo italiano. Raro per una ragione precisa: Zancano possiede due saperi che nella storia dell’arte si sono raramente incontrati con questa naturalezza, la padronanza della pittura figurativa e la maestria nella lavorazione delle pietre preziose e semipreziose. Questa doppia competenza, maturata con rigore e passione nel corso di oltre vent’anni è una sintesi organica che ritengo autentica e personale.

Nato a Trieste, Zancano ha costruito la propria formazione con una determinazione metodica. Il conseguimento nel 2003 del titolo di “Maestro d’Arte” nella disciplina delle pietre dure e delle gemme presso l’Istituto Benvenuto Cellini di Valenza Po, luogo di altissima tradizione orafa italiana, costituisce la radice tecnica da cui tutto è germogliato. A questa si aggiunge, nel 2012, il diploma di Istruzione liceale a indirizzo artistico, seguito da approfondimenti all’Accademia di fumetto di Trieste e da una costante frequentazione della storia dell’arte che lo ha condotto, con passo meditato, fino alle soglie della pittura simbolista e metafisica.

Riccardo Zancano
Riccardo Zancano

La mostra al Museo Venanzo Crocetti di Roma rappresenta un momento di particolare significato nel percorso di questo artista. Il Museo Crocetti, dedicato alla memoria e all’opera di uno scultore di straordinaria sensibilità figurativa, offre a Zancano uno spazio culturalmente coerente con la sua ricerca. Il dialogo tra scultura e pittura, tra materia e immagine, tra tradizione e contemporaneità, che caratterizza l’istituzione ospitante, trova nelle opere di Zancano una risposta particolarmente raffinata.

Ho sempre apprezzato, seguendo il lavoro di Riccardo Zancano negli anni, la costanza con cui egli si è mosso attorno ad alcuni nuclei tematici fondamentali, senza mai cedere alla dispersione. La figurazione è per lui un punto di partenza irrinunciabile, ma sempre orientato verso il simbolo, verso quella dimensione ulteriore in cui un paesaggio diventa stato d’animo e una figura umana si trasforma in emblema di condizione esistenziale.

Le pietre preziose che Zancano inserisce nei suoi dipinti vanno intese come parte integrante del pensiero creativo, studiate, intagliate personalmente dall’artista e posizionate con una precisione che rivela sempre una motivazione simbolica. In “Apparizioni oniriche”, l’ambra baltica inserita nella finestra del faro e le due giade nere sul parafulmine “aggiungono un tocco prezioso, enfatizzando la connessione tra luce, protezione e spiritualità”, per usare le parole dello stesso Zancano. In “Consapevolezza introspettiva”, iolite blu e agata bianca si moltiplicano come “strati di significato nascosti, da scoprire lentamente, proprio come la lettura dell’opera stessa”. Questa corrispondenza tra pietra e concetto rivela un artista che non delega nulla al caso.

Il fil rouge che attraversa l’intera produzione presentata in questa mostra è la riflessione sull’identità, intesa nelle sue molteplici declinazioni: identità sentimentale, identità sociale, identità temporale. In “Approcci compromessi”, la scena dipinta scandisce le scene di un amore che si esita, si attraversa e si mercifica, Zancano costruisce una narrazione metafisica di forte impatto morale. Le ombre allungate che richiamano alla lezione di Giorgio De Chirico, i personaggi mascherati, la valigetta colma di banconote: tutto concorre a restituire, con lucida amarezza, un ritratto della contemporaneità sentimentale senza compromessi.

La dimensione metafisica, presente nel lavoro più recente di Riccardo Zancano, trova forse una delle espressioni più intense in “Consapevolezza introspettiva”, un autoritratto che l’artista stesso definisce come un passaggio esistenziale, con il presente che pesa, il passato che seduce e il futuro che inquieta. Il telefono che segna le tre e ventiquattro del mattino, la torta di compleanno che si scioglie come il tempo, la firma rinnovata dopo vent’anni di fedeltà grafica, ogni dettaglio è una dichiarazione. Zancano dialoga con la storia dell’arte senza deferenza reverenziale, con la naturalezza di chi quella storia l’ha metabolizzata.

Tra le opere in mostra, “La scelta” offre una forte sintesi della poetica di Zancano. La figura centrale, sospesa tra il museo e il circo, tra il libro e il tablet, tra la civetta e il clown, porta il peso di una domanda che l’artista rivolge allo spettatore con una precisione allegorica degna della grande tradizione simbolista. Il piccolo rubino birmano da 0,07 carati incastonato sulla bandiera del circo, quasi invisibile, si rivela solamente a chi vuole osservare con attenzione, è il sigillo di questa visione, un punto di luce intensa che attira senza rivelare, proprio come la tentazione. Chi guarda questa opera scopre, col tempo, che stava osservando sé stesso.

L’omaggio alla comunità di Roissy-en-France, territorio che Zancano sente vicino, si manifesta in due opere di grande sensibilità: “Église Saint-Éloi de Roissy-en-France” e “La vie continue”. Nella prima, la figura eteree di un pittore impressionista tra le nuvole e la leggera nebbia che avvolge la base della chiesa costruiscono un’atmosfera di serena mistica che la scelta cromatica luminosa e priva di ombre cupe rafforza con efficacia. Nella seconda, la donna e la bambina che percorrono il sentiero verso la casa in rovina, i nonni defunti sospesi nell’aria come presenze d’amore, tutto risuona di una consapevolezza della perdita che dal dolore si trasforma in speranza. “Dopo la tempesta arriva sempre la serenità”, scrive Zancano, e lo si crede, perché quella frase ha la consistenza di un’esperienza vissuta.

La trilogia “Visioni”, con “Insieme” e “Stargate”, introduce una dimensione ulteriore nella produzione dell’artista: quella del paesaggio metafisico come spazio mentale puro, territorio in cui le forme naturali si dissolvono in suggestioni e le nuvole si trasformano in figure che il nostro cervello ricrea inconsciamente.

La mostra al Museo Venanzo Crocetti di Roma arriva in un momento in cui la ricerca di Zancano ha raggiunto una maturità espressiva che merita un’attenzione critica adeguata. Le sue opere parlano di noi, della società in cui viviamo, dei sentimenti che abitiamo e spesso maltrattiamo, del tempo che passa e delle scelte che facciamo. Lo fanno attraverso immagini di grande qualità pittorica, arricchite da pietre che l’artista ha imparato a conoscere e a lavorare con una competenza che pochi possiedono. Questa combinazione, che ho avuto il privilegio di osservare da vicino, produce un alfabeto visivo che ci invita a riflettere per riconoscersi.

Alberto Moioli

Roma, 2026